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Giancarlo Frigieri detto "Carlino" (Fiorano Modenese, 12 settembre 1925 – Monza, 15 giugno 2015) è stato un Alpinista e Esploratore Italiano.

La vita Modifica

Giancarlo Frigieri nasce il 12 settembre 1925 a Fiornano Modenese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Giancarlo completa gli studi e diventa ragioniere; ma oltre allo studio dimostra notevole interesse e curiosità anche per tutto ciò che riguarda l'attività sportiva.

Con il passare degli anni Carlino si dimostra più che uno sportivo, un intellettuale dello sport: fin dagli esordi, appassionato ciclista, amava descrivere agli amici i chilometri percorsi in sella alla sua Koblet; pedalate su distanze importanti, soprattutto sui passi alpini: minuto, leggero e con una buona forza nelle gambe. Il fisico dello scalatore.

Probabilmente proprio da qui, da questo vocabolo, inizia la sua avventura sulle montagne del mondo: ciclismo e alpinismo sono spesso due facce della stessa dura passione.

Nel 1956 l’amore per la montagna e l’alpinismo lo vede iscriversi al Cai di Desio, dove conosce Pietro Magni e grazie alla conoscenza dell’Accademico Cai Romano Merendi muove i primi passi in questo meraviglioso mondo.

Nel 1958 partecipa all’organizzazione di una spedizione extraeuropea con destinazione la Cordillera dell’Apalobamba, fanno parte della spedizione il dott. Umberto Mellano, medico della spedizione e gli alpinisti Romano Merendi, Gianluigi Sterna, Camillo Zamboni e Andrea Oggioni; in cinque mesi di avventura vengono raggiunte e conquistate ben 15 vette ancora inviolate. La spedizione vede inoltre la realizzazione del film “Dove Volano i Condor“ dell'amico nonchè documentarista cinematografico Pietro Magni.

Nel 1961 passato alla sezione CAI di Monza ed ivi al gruppo alpinistico "Pell e Oss" organizza una seconda spedizione nella Cordillera di Huayhuash obiettivo la conquista del Nevado Rondoy Nord. Fanno parte della spedizione i fortissimi alpinisti Andrea Oggioni, Walter Bonatti, e Bruno Ferrario; insieme, oltre al Rondoy, conquisteranno altre due vette: il Nevado Ninashanca 5737 mt. in seconda ripetizione assoluta e l'inviolato Paria Norte 5272 mt.

Nel 1963 in occasione delle celebrazioni del centenario di fondazione del Club Alpino Italiano, Carlino organizza e coordina la spedizione più importante alle Ande Patagoniche cilene con la conquista delle Torri del Paine; fanno parte del gruppo gli Accademici Carlo Casati, Josve Aiazzi, Nando Nusdeo e due fortissimi sestogradisti, il sestese Vasco Taldo e il rovetano Armando Aste.

La spedizione si conclude con la conquista in prima salita assoluta (dedicando la nuova via al compianto amico Andrea Oggioni) della “Torre Sud” (la più alta e difficile e da allora denominata Torre Padre Alberto Maria De Agostini) e in seconda salita (per poche ore) della "Torre Centrale", preceduti dalla forte “cordata inglese” dei famosi alpinisti Chris Bonington e Don Whillans, con cui, dopo il teso duello alpinistico, finirono per festeggiare insieme al campo base.

Nel 1965 Carlino progetta e realizza, sempre sotto l'egida del CAI di Monza, un'altra spedizione questa volta l'obiettivo è la Cordillera Blanca in Perù. Partecipano all'avventura gli Accademici del CAI Gianni Arcari, Nando Nusdeo, Carlo Casati, Vasco Taldo e Angelo Pizzoccolo. Insieme conquisteranno la difficile e ancora inviolata "Aguja Nevada" di oltre 6000 mt. e altre due vette minori che verranno intitolate una alla città di Sesto San Giovanni, in onore dei due alpinisti Taldo e Pizzoccolo, e l'altra al figlio di Carlo Casati, Claudio, nato in quei giorni.

Nel 1969 un’ultima avventura vede protagonista Carlino ed il CAI di Monza sempre in Cordillera Blanca; un’altra spedizione vittoriosa con la conquista del Nevado Alpamayo per la prima ascensione assoluta della Cresta Nord; anche questa volta Carlino si affida all'esperienza degli Accademici del CAI Carlo Casati, Gianni Arcari, Nando Nusdeo e Angelo Erba.

Nel 1971 organizza una seconda spedizione in Cordillera Blanca con l'obiettivo la conquista del Fitz Roy ma la sorte gli gioca un brutto scherzo: un banale incidente durante un'escursione sulle montagne di casa gli impedisce di partecipare.

Nel 1976, dopo aver ricoperto la carica istituzionale di consigliere, diventa Presidente della sezione del CAI di Monza che guiderà, per ben 22 anni, sino al 1998.

Sin dal lontano 1976 ha sempre ricoperto inoltre la carica di Delegato Regionale e Nazionale come rappresentante della sezione di Monza, dove la sua capacità dialettica ed umana disponibilità è sempre stata oggetto di ringraziamenti da parte di tutto il corpo sociale.

Socio Fondatore nell’anno 1999 della Conferenza Stabile di Sezioni CAI denominata “BRIANTEA” la Provincia di Monza e Brianza Alpinistica che raggruppa le 23 Sezioni e le 12 Sottosezioni della Brianza Monzese.

Muore lunedì 8 giugno 2015 dopo una breve malattia portando con se i meravigliosi ricordi di una vita sportiva intensa e dedicata agli altri, mai sopra le righe ma vissuta con l'umile consapevolezza di poter essere utile al raggiungimento di un obiettivo più alto.

Come era uso confidare ai suoi amici Carlino "...Mi sono confuso tra i più grandi alpinisti della Storia..."

L'attività alpinistica europea Modifica

  • Pizzo Tresero - Parete Nord
  • Tour Ronde - Parete Nord
  • Monte Bianco - Via normale italiana
  • Monte Bianco - Via normale francese
  • Monte Bianco - Via Maior
  • Grandes Jorasses - Via normale Italiana
  • Monte Cervino - Via normale Italiana
  • Monte Disgrazia - Parete Nord via " Cordamola "
  • Monte Bernina - Via normale Italiana
  • Pizzo Palù - Via normale Italiana
  • Pizzo Coca - Spigolo Nord-Est
  • Pizzo Badile - Spigolo Nord
  • Crozon di Brenta .- Spigolo Nord
  • Monte Rosa - Via Signal
  • Barre del Ecrins - Via normale Italiana

Le spedizioni extra-europee Modifica

  • Anno 1958 Cordillera dell’Apolobamba - Organizzatore e capo della spedizione con gli Accademici del C.A.I. di Milano e dell'Accademico Andrea Oggioni di Villasanta, effettua la scalata di ben nove "seimila" andini nella Cordillera di Apolobamba in Perù e nella Cordillera Reale Boliviana in Bolivia
  • Anno 1961 Cordillera di Huayhuash - Organizzatore e capo della spedizione con gli amici Walter Bonatti, Andrea Oggioni e Bruno Ferrario tocca le vergini cime del Nevado Ninashanca 5737 mt., del Paria Norte 5272 mt. e raggiunge l'ultimo campo del Nevado Rondoy a quota 5550 mt. conquistato in prima assoluta da Bonatti e Oggioni
  • Anno 1963 Ande Patagoniche cilene - Organizzatore e capo della spedizione alle Ande Patagoniche cilene con gli Accademici del C.A.I. Monza: Vasco Taldo, Carlo Casati, Josve Aiazzi, Ferdinando Nusdeo e Armando Aste di Rovereto, vengono conquistate dopo cinquanta giorni di dura lotta la Torre Centrale e la Torre Sud del Paine. Scopo della Spedizione era quello di commemorare il Centenario di fondazione del Club Alpino Italiano.
  • Anno 1965 Cordillera Blanca - Organizzatore e capo della spedizione alla Cordillera Blanca. Componenti la spedizione, oltre a Frigieri, gli Accademici del C.A.I. Monza: Gianni Arcari, Carlo Casati, Ferdinando Nusdeo, Vasco Taldo e Angelo Pizzocolo. Tre le cime conquistate tra cui, la più alta ed impegnativa è stata l' Aguja Nevada di circa 6.000 metri.
  • Anno 1969 Cordillera Blanca' - Organizzatore e capo della spedizione alla Cordillera Blanca. Insieme agli amici e Accademici del C.A.I. Gianni Arcari, Nando Nusdeo, Angelo Erba e Carlo Casati conquistano l'inviolata e difficilissima cresta nord dell'Alpamayo definita dall'UNESCO la "montagna più bella del mondo"
  • Anno 1971 Ande Patagoniche - Organizzatore della seconda spedizione monzese alla Cordillera Patagonica Australe con meta il Fitz Roy

Principali riconoscimenti Modifica

  • 1963 Dal Comune di Monza riceve, dopo la prestigiosa conquista nel 1963 delle Torri del Paine, la “Corona Ferrea” in argento dalle mani del Sindaco Dott. Giacomo Nava.
  • 1963 In qualità di capo spedizione ritira il premio "Targa d'argento per il miglior film di montagna" al Film Festival di Trento per il documentario "Sesto grado in Patagonia"
  • 1969 Di ritorno dalla prestigiosa conquista dell’Alpamayo dal Comune di Monza viene consegnata una medaglia particolare raffigurante l’antico stemma della Città di Monza: “La Luna“. (Inizialmente queste medaglie erano state coniate appositamente per un altro evento; avrebbero dovuto essere consegnate agli astronauti scesi sulla Luna in quei giorni in visita nel nostro Paese. Gli astronauti non sono arrivati a Monza, tuttavia la spedizione del Cai Monza aveva ottenuto un tale successo mondiale, che il Sindaco Dott. Giovanni Centemero e la Giunta di allora decisero all’unanimità di assegnare tale prestigioso riconoscimento al Capo Spedizione Giancarlo Frigieri e a tutti i componenti partecipanti).
  • 1970 In qualità di capo spedizione ritira il premio "Genziana d'argento" al Film Festival di Trento per il documentario "Alpamayo cresta nord"
  • 1996 Insegna d'Oro al merito sportivo da parte dell'Unione Società Sportive Monzesi
  • 2003 Nell’ambito della ricorrenza del quarantennale della conquista delle Torri del Paine , il sindaco di Monza arch. Michele Faglia e la Giunta Comunale assegnano un premio particolare a Frigieri e ai componenti la spedizione: con decisione unanime viene intitolata una via della città in onore e a memoria della più importante e impegnativa conquista alpinistica organizzata e realizzata dal capo spedizione Giancarlo Frigieri: via “Torri del Paine“. Anche il Comune di Vedano al Lambro ha voluto onorare la sua figura con l’inserimento di una via dedicata alla spedizione all’Alpamayo.

Filmografia Modifica

  • 1958 - Dove Volano i Condor, 35 mm., 101 min., prodotto e realizzato da Pietro Magni, cineoperatore naturalistico al seguito della spedizione
  • 1963 - Sesto grado in Patagonia, 35 mm., 58 min., produzione CAI Monza, riprese Carlo Casati, Vasco Taldo, montaggio Renato Cepparo
  • 1970 - Alpamayo cresta nord, 16 mm., 25 min., produzione CAI Monza, riprese Carlo Casati, montaggio Renato Cepparo

Questi ultimi due film sono risultati vincitori al Festival Internazionale dei film di montagna di Trento.

Dicevano di lui.... Modifica

...i suoi più cari amici...

« Siamo abituati a celebrare personaggi inguaribilmente contagiati da sfrenato narcisismo, preoccupati unicamente di rimanere sotto le luci della ribalta. E noi supinamente ad applaudire. Ma ci sono ben altri valori nella vita, per fortuna. Non ci sono solo i parassiti che sfruttano la dabbenaggine degli ignoranti; ignoranti nel senso proprio di ignorare, di non sapere. Ci sono coloro che veramente costruiscono qualcosa, che ci aiutano concretamente a fare dei passi avanti. Protagonisti magari anonimi, di anonimi eroismi. Sono quelli che danno senza contropartita; cioè che hanno capito che dare è più bello che ricevere. Siamo abituati a indicare, a definire l'eroismo con i colpi d'ala, ma c'è anche un eroismo sottaciuto, senza sbandieramenti, a volte soffocante. Ed è quello di tutti i giorni quello di lottare magari solo per vivere e perché la vita abbia un senso. In questo nostro variegato mondo ci sono i prevaricatori, gli imbonitori, i venditori di parole inutili e ingannevoli. Ma ci sono anche quelli che lavorano sodo, con rettitudine, con generosità, con disponibilità di servizio disinteressato. Servitori della Società che sorreggono le istituzioni ed aiutano ad andare avanti. Il nostro amico Giancarlo Frigieri è proprio uno di loro, e vorremmo poter dire uno di noi, concreta punta di diamante nel nostro vivere quotidiano. Non siano quì a incensare nessuno. Io non lo sò, ma anche Giancarlo avrà qualche difetto giacché la perfezione non è da noi, ma sò che non c'è arroganza in lui, non è in competizione per la maglia rosa dell'altrui considerazione. Sobrio, equilibrato, conosce la modestia, esprime semplicità che è la vera grandezza. Nella motivazione con la quale l'Unione delle Società Sportive Monzesi ha assegnato all'unanimità l' "Insegna d'oro al merito Sportivo 1996" al nostro Carlino è detto testualmente: "Quale riconoscimento per quanto ha dedicato allo sport più puro e genuino che si conosca: l'Alpinismo". Alpinismo che può essere un orgoglioso piacere egoistico e basta. Può essere l'affannosa e futile ricerca di inutili ambizioni da soddisfare. Ma noi pensiamo soprattutto che possa essere la vissuta immagine dell'ascendente cammino dell'uomo. Se il nostro personaggio non avesse fatto altro, penso che la sola spedizione alle Torri del Paine in Patagonia giustificherebbe ampiamente questo riconoscimento, sempre considerando i fatti nel loro tempo. Ricordo durante il viaggio in nave quando, per prepararci e caricarci spiritualmente, ci leggeva pagine bellissime del libro di Pellegrini che parlava del Sud America; lo faceva con tanta passione, quasi con enfasi, che il suo dire a noi appariva soffuso di un soffio di poesia e ci faceva sentire come altrettanti piccoli Amundsen alla scoperta del nostro fantastico ignoto. Sapeva creare attorno a noi un'atmosfera da leggenda, così da farci sentire come protagonisti di ambite imminenti gesta meravigliose. Dite che è solo retorica, che sono parole grosse? Rispondo che noi queste sensazioni le abbiano vissute. Grazie a lui, grazie a Carlino. Ho detto all'inizio che sono quì per presentare un amico. Ebbene un amico è come il tesoro nascosto. Un amico è la perla preziosa. E' la dramma ritrovata di evangelica memoria. L'amicizia, quella vera è oltre il tempo, dura per sempre. L'amicizia è un riflesso dell'amore che viene da Dio. Allora ti dico ancora grazie, Carlino. Grazie di essermi amico. Approfittando dell'occasione, assieme a Carlino permettetemi di accomunare in un abbraccio ideale anche Josve Aiazzi, Carluccio Casati, Nandino Nusdeo e Vasco Taldo. Sono appunto gli altri meravigliosi amici di quella impareggiabile spedizione alle Torri del Paine, fiore all'occhiello dell'orgoglio monzese in fatto di alpinismo. Concludo così ringraziando tutti per l'attenzione, mentre voglio ancora dire al festeggiato che gli vogliano bene perché lui ha saputo farsi amare... »
(Armando Aste)

Il già Segretario Generale CAI, nonché affermato giornalista e scrittore di montagna, Piero Carlesi, nel suo ultimo saluto all’amico Carlino, ricordava ai presenti che con l’uscita di scena di Giancarlo : “Oggi per il Club Alpino Italiano è davvero una tristissima giornata. Nell’arco di pochi anni a cavallo tra il 1958 e il 1971 grazie all’infaticabile organizzatore “ Carlino” sono state scritte le più belle pagine dell’Alpinismo italiano e mondiale. Avevamo noi tutti una grandissima stima dell’uomo, un vero “Patriarca del CAI”, che ora entra a far parte della storia. Un forte abbraccio alla sezione di Monza che eredita uno zaino pesante, ma ricco di valori immortali.

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Note Modifica

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