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Giuseppe Catalano (Palermo, 8 dicembre 1888 – [Napoli], 29 agosto 1981) è stato un botanico italiano.

Biografia Modifica

Prima fase: Palermo (1908-1932)Modifica

La sua formazione matura nell'ambito della scuola di Federico Delpino ed Antonino Borzì, che vengono definiti da Catalano, nella dedica di un'opera tardiva degli anni ’70, rimasta inedita, «grandi maestri della Biologia vegetale, assertori della divina logica di ogni struttura».

Già a 20 anni, nel 1908, frequenta come praticante interno, con mansioni di assistente, l'Istituto ed Orto Botanico della R. Università di Palermo. Qui, tre anni più tardi, si laurea in Scienze naturali. Continua a seguire il percorso già avviato, diventando assistente di ruolo nell'Istituto botanico del predetto ateneo, fino all'interruzione causata dalla prima guerra mondiale.

Richiamato nel 1916, è ufficiale di fanteria. Riceverà diploma e medaglia commemorativa della guerra 1915-18, sarà decorato della Croce al merito di guerra e sarà insignito della nomina di cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto. Sul periodo di guerra ha lasciato un Diario nel quale alterna il racconto della vita al Fronte a riflessioni di natura filosofica e religiosa, morale ed esistenziale[1].

Nel 1922 consegue la libera docenza per titoli sempre nell'ateneo di Palermo e, nel 1931, è promosso aiuto presso l'Istituto botanico. Nel 1932 è nominato professore straordinario di botanica, in seguito a concorso, nell'Istituto Superiore Agrario di Portici, con direzione dell'Orto botanico.

Seconda fase: Portici (1932-1947) Modifica

Già trasferitosi a Portici, si sposa nel 1934 con Rosa Giambra, che aveva conosciuto nell'Istituto botanico palermitano, dove era ricercatrice. Nel 1935 è promosso professore ordinario di botanica nello stesso Istituto ed è incaricato dell'insegnamento di arboricoltura. Quattro anni più tardi, e sino al 1942, viene incaricato degli insegnamenti di "Principi generali di genetica" (Corso di specializzazione per Tabacchicultori), di "Botanica tropicale e subtropicale" (Scuola di Specializzazione in Agricoltura tropicale e sub tropicale istituita presso la Facoltà di Agraria) e, infine, di "Botanica generale" (Facoltà di Scienze).

In questo periodo si dedica sia alla organizzazione dell'Istituto, rinnovando, grazie all'ottenimento di fondi adeguati, strumenti didattici e scientifici, sia al riordinamento per materia della biblioteca, creandone uno schedario. Inoltre cura il giardino (l'antico Giardino reale della corte borbonica) che, prima utilizzato per esperimenti di orticoltura, poi abbandonato, ha fatto ridissodare e dividere in quartini ed aiuole per ripristinarvi la coltivazione delle specie botaniche[2]. E dal 1935, ripristinato il servizio degli scambi di semi con gli altri orti botanici, si adopera per arricchirne sempre più le collezioni. La sua opera, che verrà tuttavia vanificata dagli eventi collegati alla seconda guerra mondiale[3], ai quali dedicherà un altro diario, è stata volta, in particolare, all'introduzione di qualità esotiche provenienti soprattutto dall'Orto botanico di Palermo.

Dal 1942 è incaricato dell'insegnamento di "Botanica sistematica" nella Facoltà di Agraria di Portici, che manterrà sino al 1947, quando è chiamato, dalla Facoltà di Scienze dell'Università di Napoli, alla cattedra di botanica ed alla direzione dell'Orto Botanico e dell'annessa Stazione sperimentale per le piante officinali.

Terza fase: Napoli (1947-1959) Modifica

Catalano è stato il primo direttore dell'Orto botanico di Napoli del secondo dopoguerra. L'Orto e la Stazione sperimentale, che erano mal ridotti, con lui vengono riattivati e, tenendo conto dell'eseguità dei fondi, riorganizzati, secondo il programma e il resoconto degli interventi compendiati nella sua Storia dell'Orto Botanico di Napoli, benché per assistere alla più compiuta rinascita dell'istituzione botanica si dovrà attendere il 1963, con l'arrivo di Aldo Merola[4]. Il «Bollettino dell'Orto Botanico della R. Università di Napoli», che era stato fondato da Delpino, e continuato da Fridiano Cavara e Biagio Longo, fu ribattezzato col nome di «Delpinoa», con regolare cadenza annuale. Inoltre, mostrò sensibilità sociale, aprendo l'Orto alla fruizione del pubblico.

Nel 1954 fu nominato membro del Consiglio Superiore dell'Agricoltura e delle Foreste e mantenne tale incarico fino al 1962. Nel 1959 fu collocato fuori ruolo e nel 1964 fu collocato a riposo. Dopo tale data la sua biografia registra di fatto una quarta fase, tutta caratterizzata dall'attività di studio. In particolare, rimontano a quel periodo pubblicazioni che spaziano da temi più specificamente botanici a quelli di ordine religioso-filosofico, passando per la musica, alla quale ha dedicato il volume Introduzione ad una teoria biologica della musica (Napoli 1863). Ha avuto rilevanza, in quegli anni, anche la collaborazione alla rivista «Le scienze e il loro insegnamento» edita da Le Monnier. La maggior parte dei suoi contributi scientifici è stata dedicata alle foglie[5].

Un suo fondo documentario si trova presso l'archivio dell'Orto botanico di Palermo, mentre la maggior parte delle sue pubblicazioni è conservata nella biblioteca della ex-Facoltà di Agraria (a Portici) dell'Università Federico II[6]. Fu membro dell'Accademia Pontaniana e dell'Accademia Gioenia.

Opere principali Modifica

  • Botanica Agraria, UTET, Torino 1938 (ed. riv. e amp. nel 1948).
  • Anatomia fisiologica del tessuto verde fogliare delle Graminacee, in «Giornale della Società di Sc. Nat. ed Econ. di PA» , XXXII, Palermo 1920, pp. 3-35.
  • Sulla morfologia delle foglie di Acacia, in «Atti della R. Acc. di Scienze, Lettere ed Arti di Pa», 1934, vol. XVIII, 1934, fasc. III.
  • Contributo alla morfologia della foglia, in «Nuovo giorn. Bot. ital.», N. S., vol. XLII, Firenze 1935.
  • Nuovo orientamento nello studio della morfologia della foglia, in «Atti della Soc. ital. per il Progresso delle Scienze», Venezia, 1937.
  • Teoria generale della foglia, in «Annali della Facoltà di Agraria della R. Università di Napoli», serie III, 1941, vol. XII, pp. 208.
  • Le unità morfologiche della organizzazione vegetale e la teoria fogliare, in «Delpinoa», 1948, vol. I, pp. 9-57.
  • La genesi dei rami laterali studiata alla luce della teoria fogliare (con A. Merola ed O. Pellegrini), in «Delpinoa», 1951, vol. IV, pp. 5-67.
  • La teoria fogliare e l'evoluzione dell'apice vegetativo, in «Delpinoa», 1956, vol. IX, 1956, pp. 5-96.
  • Storia dell'Orto botanico di Napoli (contributo ad una storia universale della Botanica), in «Delpinoa», vol. XI, 1958, pp. 5-170.

Note Modifica

  1. http://www.giutor.com/catalano/war/index.html
  2. Cfr. V. Bambacioni Mezzetti, op. cit.
  3. Cfr. P. Pizzologo, op. cit.
  4. Cfr. L. Amodio - G. Di Donato, Tradizioni e strutture scientifiche, Guida, Napoli 2006, p. 79
  5. Cfr. la Commemorazione di A. Vittoria, in «Acta Medica Veterinaria», 27, 3-4, 1981.
  6. Schede catalografiche e collocazione dei singoli volumi in http://www.opac.unina.it

Bibliografia Modifica

  • M. Alippi Cappelletti, Catalano, Giuseppe, in «Dizionario Biografico degli Italiani», vol. 34, Roma 1988.
  • V. Bambacioni Mezzetti, «Annali della Facoltà di Agraria», 1958.
  • P. Pizzolongo, L'Orto botanico dell'Università di Napoli-Portici, Stass, Palermo 1992.
  • A. Vittoria, Giuseppe Catalano, 1888-1981(commemorazione), in «Acta Medica Veterinaria», 27,3-4, 1981.

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