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Lidia Maria Mannuzzu (Sassari, 21 aprile 1958 – [Sassari], 24 ottobre 2016) è stata una biologa, fisiologa e accademica italiana.[1]

File:Lidia Mannuzzu.jpg

Biografia Modifica

Nata a Sassari, figlia dello scrittore Salvatore Mannuzzu, si è laureata con lode in medicina all'Università degli Studi di Sassari nel 1984, con una tesi sul favismo; ha studiato anche al Max Planck Institute di Monaco di Baviera, alla Brunel University di Londra e al Aachen Medical School in Vestfalia.

Dopo la laurea e fino al 1986 ha lavorato come ricercatrice al dipartimento di Biochimica e Genetica dell’Università di Torino, partecipando a ricerche sulla membrana cellulare delle piastrine e sulle cellule sanguigne che hanno un ruolo fondamentale nell’emostasi e nella emocoagulazione .

Nel 1987 lasciò l’Italia per seguire un master in fisiologia alla Berkeley University, in California, conseguendo il dottorato di ricerca nel 1990.

Durante gli anni 1990 brevettò una tecnologia biomedica mirata alla conoscenza dei processi cellulari dei globuli rossi e della funzionalità delle cellule del sistema nervoso.

Nel 2000, come ricercatrice, divenne docente alla Berkeley University, continuando a studiare i meccanismi di funzionamento delle sinapsi con il direttore della Molecular Imaging Center, Ehud Isacoff. Nel 2005 lasciò la Berkeley per fondare la Nano Med Technology, società dedita allo studio di nuovi farmaci per malattie legate a disfunzioni delle membrane cellulari.

Ha pubblicato su PNAS (pubblicazione dell'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti)[2], Nature[3] e Science.[4]

Grazie a un programma del ministero dell'istruzione italiano per favorire il rientro nel paese degli italiani emigrati all'estero, Mannuzzu ritornò in Italia nel 2006 proseguendo il lavoro di ricerca nel dipartimento di scienze biomediche dell'Università di Sassari, presso la quale si è occupata soprattutto del rapporto tra le patologie dei globuli rossi e la talassemia.

Morì il 24 ottobre 2016 all'età di 58 anni per un'embolia polmonare.[1]

Sensori ottici biomolecolariModifica

È indicata come una di tre inventori del brevetto USA n. 5.756.351, 13 gennaio 1997, "Sensori ottici biomoleculari".[5] Il campo dell'invenzione sono le etichette luminescenti a base di proteine.[6][7] L'invenzione fornisce metodi e composizioni per il monitoraggio dello stato fisiologico di una cellula. In particolare, fornisce sensori a base di proteine che riportano modifiche in una membrana di superficie cellulare, modifiche di informazioni o segnali, cambiamenti nella distribuzione di carica attraverso la membrana plasmatica (ad esempio la depolarizzazione della membrana), cambiamenti nelle interazioni proteina-proteina (in particolare le interazioni che coinvolgono il sensore), modificazioni post-traslazionali] del sensore e la deformazione della membrana.[7] I vantaggi dei biosensori molecolari stanno nel fatto che mirano a specifici tipi di cellule e stadi di sviluppo, consentendo l'azione indirizzata ai sottoinsiemi di cellule di un tessuto, come le cellule specifiche in un circuito neurale.[8] Poiché il segnale viene solo dalle cellule di interesse, queste cellule sono facilmente isolate e coltivate per sperimenti in vitro.[5]

I sensori possono essere stabilmente incorporati in linee cellulari clonali mediante l'integrazione dei geni che le codificano nel genoma permettendo così alle cellule di essere utilizzati nella sperimentazione farmacologica di nuovi prodotti genici.

I segnali di localizzazione delle proteine trasmesse ai sensori permettono di individuare posizioni di membrana specifici all'interno delle cellule (ad esempio selezionare organi intracellulari o membrana plasmatica), di selezionare regioni all'interno di una cella (come apicale rispetto alla membrana basolaterale, in cellule epiteliali o dendriti contro assoni nei neuroni) e riferire in modo selettivo su segnalazione di certi eventi all'interno di quel compartimento cellulare.

A differenza dei coloranti chimici, i sensori soggetti non sono tossici per le cellule e possono essere etichettati con una varietà di fluorofori disponibili in commercio per una maggiore flessibilità di dosaggio.[5]

La classificazione internazionale è C12N - MICRO-ORGANISMS OR ENZYMES.

NoteModifica

  1. 1,0 1,1 Sassari, addio alla scienziata Lidia Mannuzzu: è morta a 58 anni. La Nuova Sardegna, 27 ottobre 2016
  2. Sonnleitner, Alois (2002-10-01). Structural rearrangements in single ion channels detected optically in living cells. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 99 (20)  (in en). DOI:10.1073/pnas.192261499. URL consultato in data 2017-08-26.
  3. Glauner, K. S. (1999-12-16). Spectroscopic mapping of voltage sensor movement in the Shaker potassium channel. Nature 402 (6763)  (in en). DOI:10.1038/45561. URL consultato in data 2017-08-26.
  4. Mannuzzu, LM., MM. Moronne; EY. Isacoff (Jan 1996). Direct physical measure of conformational rearrangement underlying potassium channel gating.. Science 271 (5246): 213-6  (in en). PMID 8539623.
  5. 5,0 5,1 5,2 (in inglese) AUS Patent No. 5756351, Biomolecular optical sensors
  6. Russell, op. cit., p.128
  7. 7,0 7,1 Mannuzzu, LM., EY. Isacoff (Mar 2000). Independence and cooperativity in rearrangements of a potassium channel voltage sensor revealed by single subunit fluorescence.. J Gen Physiol 115 (3): 257-68  (in en). PMID 10694254.
  8. Baker, OS., HP. Larsson; LM. Mannuzzu; EY. Isacoff (Jun 1998). Three transmembrane conformations and sequence-dependent displacement of the S4 domain in shaker K+ channel gating.. Neuron 20 (6): 1283-94  (in en). PMID 9655514.

BibliografiaModifica

  • Mannuzzu L., Spin Label Studies of Urea Transport (in en), University of California, Berkeley, 1989.
  • Mannuzzu L., Characterization of the Urea Transsport System in Human Erythrocytes (in en), University of California, Berkeley, 1994.
  • Kathi Sue Glauner, Structural and Conformational Mapping of the Shaker Potassium Channel (in en), University of California, 1998.
  • Peter J. Russell, Biology: The Dynamic Science. Insights from the molecular revolution (in en), 2008, Volume 1 w/ PAC.. 9781111795559

Collegamenti esterniModifica

Fonti Modifica



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