Progressismo verde è un neologismo nato agli inizi del 2013 in Italia, principalmente in Veneto e Piemonte, per descrivere una sottocultura sociale in crescita in quegli anni. Tale sottocultura identificava giovani tra i 20 e i 30 anni, in maggior parte donne, che non riuscivano ad identificarsi in un gruppo di appartenenza ben preciso. Il movimento infatti poneva la non appartenenza a stereotipi come codice principale.

I membri sono giovani intellettuali (da non confonderli con i radical chic), abitanti dei grandi centri urbani, che si interessano al jazz, Johann Sebastian Bach e alle differenze linguistiche tra i vari dialetti del paese. Il loro rifiuto per ciò che è definito "mainstream" si manifesta con la loro scelta di prodotti non di marca -come ad esempio i cereali per la colazione. Nonostante questa forte presa di posizione non amano identificarsi come hipster di cui non apprezzano le pratiche e rituali ritenuti troppo vuoti. Ciò che preme a questo movimento è infatti promuovere l'importanza della "normalità" come fenomeno morale e di costume. Sebbene i progressisti verdi non siano tendenti al giudizio e anzi siano aperti alle tendenze culturali "altre" manifestano dubbi e perplessità verso i personaggi stereotipati che compiono azioni solo per entrare in determinate categorie.

Sono artisti ma non amano darne manifestazione gratuita, tendenzialmente non amano la vita promiscua e mondana e rifuggono da contesti eccessivamente opprimenti per il loro ostentato intellettualismo. È difficile infatti vederli a cineforum o retrospettive di film muti, sebbene non disprezzino il cinema d'autore e non.

Sebbene si vi siano dei punti in comune con il movimento Swingjugend i progressisti verdi non amano esservi accomunati per la distanza storica che li separa dalla lotta antinazista, ciò nonostante tra i titoli cult di questa subcultura ci sono titoli come Dead snow pellicola norvegese del 2009 che tratta lo scottante tema dei "nazisti zombie".

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